Quaranta anni a Sistiana

Le barche a vela diventano d’epoca a 40 anni, anch’io, nel 2019, diventerò  dopo quarant’anni “socio d’epoca”  della gloriosa mia Società Velica, la Pietas Julia di Sistiana.

Mi permetto allora una vergognosa auto celebrazione.

È merito di Sistiana se la mia “carriera” velica è iniziata e progredita di pari passo con la mia carriera professionale.

È grazie alla vela, con relativo posto barca nella baia di Sistiana, se ho deciso di fare lo psichiatra lontano da casa, a Gorizia, dove ho potuto beneficiare di una fortunata carriera.

Solo così, carico di fortuna ed esperienza, son potuto tornare a casa, nella prestigiosa sede di Padova, come Direttore a soli 45 anni.

Ringrazio infine la vela per avermi indotto ad un pensionamento anticipato: due giorni dopo partivo per la traversata dell’Atlantico che ha segnato l’inizio di una nuova vita intensa e felice, piena di vela, che continua tuttora.

Specularmente devo anche ringraziare la mia professione per avermi potuto permettere di vivere sempre meglio la mia passione velica: infatti ogni progressione di carriera, nonché la pensione anticipata, mi permetteva di volta in volta l’acquisto di una nuova barca, sempre più grande.

Due vite parallele, tra la passione per la vela ed una professione, quella di psichiatra.

Da una parte una passione folle per la vela, dall’altra una non meno folle professione per la follia.

Una fortuita e fortunata combinazione.

 

P.S.

Sto scrivendo da Tenerife, dove da un mese...veleggio.

CAPITAN UNCINO

Un po’ Peter Pan ed un po’ Capitan Uncino. L’immaginario di ogni velista oscilla tra questi due miti. Peter Pan, l’eterno bambino, ed il suo acerrimo nemico, il più spregevole dei pirati, ( o il più rude lupo di mare) il Capitan Uncino.

Nel suo vagabondaggio ogni velista, eternamente alla ricerca dell’ “Isola che non c’è” impersona, alternativamente, ambedue questi personaggi, per loro natura agli antipodi ma conniventi. Uno ha bisogno dell’altro.

Favoleggio da sempre d’essere discendente di un Corsaro Dalmata al soldo della Serenissima. Potrei esibire in proposito regolare documentazione (di dubbia attendibilità).

Sicuramente (lo testimonia ora una documentazione clinica ineccepibile) da qualche giorno sono stato promosso a Capitan Uncino.

È la seconda volta che la barca mi fa del male, sempre e solo durante la sua sosta invernale a terra, al sicuro sull’invasatura (sui trampoli, secondo un’espressione da me preferita).

La postura più innaturale cui si possa condannare una barca a vela.

Per questo ho sostenuto ...l’altra volta (mandato in neurochirurgia per trauma cranico) e lo confermo ora (spedito in chirurgia plastica per minima amputazione indice mano sinistra), che la barca (femmina vendicativa) deve avermi punito, ancora una volta, per non averla lasciata a dondolare ed a gongolare nel suo elemento più consono.

Per reagire a questa mia paranoia mi sono imposto un pensiero  positivo: finalmente potrò lucrare di una mia vecchia polizza infortuni. Con l’indennizzo che mi spetterà potrò magari cambiare barca.

Sono un inguaribile sognatore sulla generosità delle nostre Compagnie assicuratrici, nonostante una recente disillusione in merito.

Infatti  il mio dito monco vale, monetariamente, molto meno delle spese che dovrò sostenere per l’hivernage della barca in cantiere.

La domanda sorge spontanea: vale troppo poco il mio dito o vale troppo la mia barca ?

Una domanda senza risposta, nessuna che io voglia accettare.

Il valore di una barca a vela va ben oltre il suo valore monetario.

Esiste una pervicace sublimazione della nostra insana passione velica. Altrove  ho già disquisito sul valore e sull’investimento simbolico che noi velisti operiamo, inconsapevolmente o meno, del nostro andar per mare.

Un investimento, non solo economico, che non ha misura.

Basterebbe pensare ai pazzi che ora stanno percorrendo l’ Around the word, (la Golden Globe Race Vintage) con barche di cinquant’anni fa, in solitario, senza scalo, senza assistenza e senza l’attrezzatura elettronica attuale. (Attualmente in testa alla “regata” è un mio coetaneo). Questi “pazzi” vorrebbero replicare l’epopea dei Chichester e dei Moitessier,, per intenderci, l’epoca epica, eroica e “romantica” per antonomasia.

Un misto di romanticismo e di follia in cui il sentimento e l’anelito di libertà non ha confini né limiti.

Perché mai anche noi, anziani acciaccati e mutilati, non potremmo emularli con sogni proibiti che non riusciamo a tacitare?

L'apoteosi



La domenica prima, la Coppa Bernetti, fiore all'occhiello della nostra società, la Pietas Julia.

La domenica dopo, è quella della Barcolana 50.

Un'apoteosi, la migliore di sempre anche per me (ne ho fatte 40).

Dal mare, dalla terra, dal cielo o dalla TV, comunque è stato uno spettacolo unico al mondo di cui dobbiamo andar fieri tutti, triestini ed italiani.

Ho visto molti video celebrativi, curati sia da istituzioni pubbliche che da privati cittadini. Una gara nella gara. Stanno contagiando anche i non addetti ed i non appassionati.

Una regata che non è una regata, in senso rigoroso, ma una festa popolare in cui i mostri di regata partono all'unisono con le nostre barchette che non hanno pretese agonistiche.

Una lezione politica ai nostri governanti di come la nautica sia uno sport ed un divertimento anche per un popolo non ricco sfondato.

La nautica dei ricchi forse sarà quella dei primi arrivati, ma anche quella è una nautica di lavoratori al soldo di chi cerca esposizione per il bene della propria impresa, anche questa fatta di lavoratori.

La vela in se stessa ha un'etica ed un'estetica che riscatta qualsiasi business.

Il riscatto è di un'intera città: anche le vecchiette qualunque ne parlano con la luce negli occhi. Basta sentirle come ne parlano durante la settimana che precede l'evento. Gli spettatori che assistono da terra, velisti e gente comune, potrebbero riempire uno stadio da calcio.

La Barcolana vera è quella di chi non potrà mai arrivare primo. Si tratta di qualche migliaio (quasi tremila) che seguono i primi, le nostre barche da "diporto", molte nemmeno di proprietà ma prese a noleggio per l'occasione da tutta Italia e dall'estero. Questa sí è la nautica popolare.

Cultura, economia, politica, poesia e sentimento, questo è un mix che esalta grandi e piccini, ricchi e poveri, bambini ed i diversamente giovani.

Mi sorprendo di come anch'io sono ogni anno edificato esaltato e contagiato dal clima che si respira in questi giorni. Quest'anno poi, per il suo cinquantesimo genetliaco, ha superata ancora una volta se stessa.

Marina Militare (Amerigo Vespucci), Aeronautica Militare (le Frecce Tricolori), forze di terra, mare e cielo: una festa corale che ha riunito e rappacificato tutti.

Questa è l'Italia unita cui sentiamo di appartenere.

Il miracolo si compie ogni anno, da mezzo secolo ormai, la seconda domenica di ottobre.

PROSSIMA REGATA

Trofeo Bernetti - 7 Ottobre 2018

ORARI SEGRETERIA

lunedì 10.00 - 12.00
mercoledì 10.00 - 12.00
venerdì 10.00 - 12.00
sabato 10.00 - 12.00

ORARI SEDE e AREA RISTORO SOCI

Sede: tutti i giorni 08:00 - 12.00 - Martedì chiuso
Area Ristoro: chiusura invernale

CONTATTI

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